Logo Upli › Uniti per le imprese › Anatocismo - Usura Bancaria

Swap e Derivati

LO SWAP

Lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati, e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti. Va annoverato come uno dei più moderni strumenti di copertura dei rischi utilizzato prevalentemente dalle banche, dalle imprese e anche dagli enti pubblici.

Con il contratto SWAP due parti promettono di scambiarsi a vicenda l’interesse calcolato su un importo predeterminato. Nella configurazione più semplice, l’importo di riferimento è uguale per entrambe le parti, mentre varia il tasso di interesse applicato:

  • una parte paga all’altra un tasso fisso di interesse sull’importo predeterminato;
  • l’altra parte paga sullo stesso importo un tasso variabile;

Le due parti non si scambiano il capitale di riferimento ma solo gli interessi calcolati su di esso, oppure si accordano a che venga scambiata solo la differenza tra i due importi che si “incrociano”.

È possibile distinguere varie tipologie di operazioni di swap sulla base dei flussi finanziari scambiati: la tipologia che si presenta più frequentemente collegata anche alle classiche operazioni di credito è lo swap di interessi (Interest Rate Swap, IRS): è un contratto che prevede lo scambio periodico, tra due operatori, di flussi di cassa aventi la natura di “interesse” calcolati sulla base dei tassi di interesse predefiniti e differenti e di un capitale teorico di riferimento.

Il contratto di swap equivale a una scommessa: le parti scommettono che in un determinato giorno futuro il tasso variabile Euribor sarà superiore o inferiore ad un determinato livello. L’aspettativa delle due parti è quindi rivolta ad un futuro tasso variabile, il cui strumento di manovra è però il tasso fisso indicato dal contratto; grazie a questa negoziazione, le parti concordano un tasso di interesse fisso a lungo termine senza mutare il capitale.

Gli elementi essenziali di un contratto SWAP sono:

  1. indicazione del capitale di riferimento su cui basare i conteggi. Questo capitale non viene scambiato tra le parti, ma sta alla base dei calcoli, e rappresenta così un dato essenziale del contratto.
  2. il tasso fisso che una parte si obbliga a versare. Questo è un dato cruciale: per chi usa lo swap per assicurarsi contro il rischio di aumento dei tassi, questo dato equivale al tasso di interesse fisso a cui prenderà a prestito il denaro durante la durata del contratto di swap. Il tasso fisso è la leva di manovra, in mano ai contraenti; è la variabile da negoziare.
  3. il tasso variabile che l’altra parte si obbliga a versare. Essendo un dato destinato ad essere conosciuto solo in futuro, è importante che si identifichi con chiarezza il meccanismo per individuarne il tasso.
  4. il o i momento/i di pagamento tra le parti.

Anche nei contratti derivati è possibile ravvisare il superamento del tasso soglia anti-usura, proprio perché la prestazione dell’usurario non è più solo relativa al denaro o altra cosa mobile ma è anche estesa ad ogni utilità, compresi altri vantaggi o compensi. I tassi applicati agli swap risultano elevati a causa delle commissioni occulte applicate a questi contratti.

Spesso nell’analisi dei contratti di finanziamento a tasso variabile, anche di tipo ipotecario, emerge la presenza d una clausola di tasso minimo, cosiddetta “clausola floor”, che prevede un limite percentuale al di sotto del quale non possa scendere il tasso dovuto dal cliente nel corso del piano di ammortamento pluriennale, pur in presenza della riduzione dell’indice di riferimento (di solito il tasso Euribor 3 o 6 mesi). Va considerato che nel mutuo a tasso variabile con tasso minimo è garantito all’Istituto un rendimento minimo contro un eventuale ribasso del tasso parametro variabile, cui è indicizzato il finanziamento, oltre il livello della soglia percentuale predeterminata.

E’ nullo il beneficio economico in favore del cliente, che non godrà degli effetti di un’eventuale riduzione dell’indice di riferimento al di sotto del tetto minimo, ed è esposto contestualmente anche ad un rialzo del tasso finanziario senza una soglia di sbarramento. Un tale mutuo è certamente molto più oneroso rispetto ad un mutuo a tasso variabile senza una soglia minima, e la clausola floor è stata più volte soggetta a contestazioni di abusività e vessatorietà per l’iniquità e lo squilibrio delle posizioni delle parti contrattuali.

 

I DERIVATI

Lo strumento derivato per definizione è un contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse o anche materie prime). Sono contratti in genere stipulati tra due controparti, un istituto di credito e un’azienda.

Le aziende italiane, dalla fine degli anni ’90, hanno fatto ricorso ad un sempre maggior uso di derivati per coprirsi da alcuni rischi finanziari. Ne sono esempi i contratti che coprono il rischio di variazione del costo delle materie prime (derivati su commodity), quelli che coprono il rischio di variazione del costo di indebitamento (derivati su tassi d’interesse) o l’esposizione al rischio valuta.

I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati finanziari, e soprattutto in mercati al di fuori dei centri borsistici ufficiali, ossia in mercati alternativi alle borse vere e proprie.

In Italia gli strumenti di copertura di gran lunga più diffusi tra le aziende sono i derivati sui tassi di interesse e quelli su valuta, contratti tutti scambiati fuori dai mercati regolamentati  e perciò meno trasparenti.

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per tre scopi principali:

  1. copertura dei rischi dovuti ai vari andamenti dei prezzi di mercato. La differenza tra una azione e un derivato è che nell’acquisto di un’azione, il fattore decisivo è il prezzo dell’azione stessa; se si acquista un derivato, ciò che decide è il prezzo del sottostante
  2. speculazione; si sfrutta il cosiddetto effetto leva, cioè il maggior guadagno rispetto al capitale proprio investito che si ottiene assumendo impegni o diritti ad acquistare o vendere e versando importi che ammontano a percentuali molto contenute del valore sottostante
  3. arbitraggio; si tratta essenzialmente di acquistare dove il prezzo è più basso per rivendere immediatamente dove il prezzo è più alto e l’effetto finale è quello di pareggiare i prezzi sui diversi mercati.

Tali strumenti di copertura sono stati spesso caratterizzati da:

– una scarsa trasparenza, per la loro natura OTC (al di fuor dei circuiti borsistici ufficiali) e la notevole asimmetria informativa tra i due contraenti,

– una non adeguatezza alle reali esigenze di copertura dei rischi finanziari dell’Azienda (e.g. per la notevole complessità dovuta alla presenza di componenti “esotiche”),

– presenza di commissioni implicite pagate dall’Azienda e non dichiarate dall’istituto di credito alla controparte.

Nella maggior parte dei casi i contratti derivati producono per l’azienda un esborso finanziario considerevole e un elevato costo di cancellazione.

Dal 2005 anche le esposizioni da contratti derivati vengono segnalate dalla Banca d’Italia alla Centrale Rischi.

La questione dei “derivati usurari” si è posta nel contenzioso originato dalla negoziazione di strumenti finanziari derivati non standardizzati (IRS), la cui caratteristica principale è l’ utilizzazione dello strumento finanziario per realizzare peculiari obiettivi (di investimento) del cliente, in genere ricondotti alla “copertura” o alla “speculazione”.

Contattaci per ricevere informazioni

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

Associazione Uniti Per Le Imprese - Via del Serra 21 - 05100 Terni (TR) - Tel. 335/216232 – 0744/462624